perchè costituire una comunità energetica

Comunità Energetiche: Benefici per il Cittadino e per la Comunità

Che cosa sono le Comunità Energetiche?

Come ripete spesso Papa Francesco “Nessuno si salva e si salverà da solo, perché siamo tutti nella stessa barca”, la condivisione è il punto di partenza per la salvaguardia degli ecosistemi naturali ed è proprio sulla condivisione che si fonda l’idea della Comunità Energetica.

Le Comunità energetiche infatti, sono entità giuridiche costituite da membri, coalizioni di utenti (persone fisiche, pubbliche amministrazioni o aziende) che, tramite la volontaria adesione ad un soggetto giuridico, collaborano con l’obiettivo di produrre, consumare e gestire l’energia attraverso uno o più impianti energetici locali. L’obiettivo comune è di autoprodurre e fornire energia rinnovabile a prezzi accessibili ai propri membri, ma anche fornire benefici ambientali, economici e sociali ai propri membri.

I princìpi su cui si fonda una comunità energetica sono il decentramento e la localizzazione della produzione energetica. Attraverso il coinvolgimento di cittadini, attività commerciali, imprese e altre realtà del territorio è possibile produrre, consumare e scambiare energia in un’ottica di autoconsumo e collaborazione.

Il concetto di autoconsumo,  come possibilità di consumare in loco l’energia elettrica prodotta da un impianto di generazione locale per far fronte ai propri fabbisogni energetici, rappresenta il punto di partenza delle comunità energetiche. Esso infatti può realizzarsi a 3 livelli: individuale, collettivo e di comunità.

Nell’autoconsumo individuale il cittadino possiede un impianto di produzione di energia rinnovabile e autoconsuma l’energia che lui stesso ha prodotto.

L’autoconsumo collettivo è composto da una pluralità di consumatori ubicati all’interno di un edificio in cui sono presenti uno o più impianti alimentati esclusivamente da fonti rinnovabili. Gli impianti possono essere di proprietà di soggetti terzi e usufruire di specifici benefici, come le detrazioni fiscali. Il tipico esempio è quello del condominio con un impianto fotovoltaico sul tetto che fornisce elettricità alle utenze condominiali ed alle unità abitative di coloro che aderiscono.

Nella comunità energetica, invece i soggetti che partecipano devono produrre energia destinata al proprio consumo con impianti alimentati da fonti rinnovabili. Per condividere l’energia prodotta, gli utenti possono utilizzare le reti di distribuzione già esistenti e forme di autoconsumo virtuale.

Le comunità energetiche possono essere di due tipi:

  1. Comunità Energetica Rinnovabile: si basa sul principio di autonomia tra i membri e sulla necessità che si trovino in prossimità degli impianti di generazione. Questa comunità può gestire l’energia in diverse forme (elettricità, calore, gas) a patto che siano generate da una fonte rinnovabile.
  2. Comunità Energetica di Cittadini: non prevede i principi di autonomia e prossimità e può gestire solo l’elettricità.

Come funziona la comunità energetica?

La Comunità energetica è una entità giuridica composta da più soggetti che possono essere:

  • produttori, che producono energia e non ne consumano;
  • consumatori, che usano l’energia prodotta;
  • i prosumer, che invece consumano e producono energia.

L’obiettivo delle comunità energetiche è evitare che venga immessa troppa energia nel sistema nazionale di energia, ma che l’energia prodotta venga localmente consumata.

Per meglio comprendere cosa è una CER si propone questo esempio:

Se Tizio ho un impianto fotovoltaico da 20 Kilowatt, che produce istantaneamente 10 Kilowatt di cui 3 Kilowatt vengono da lui stesso consumati a casa, questo significa che 7 Kilowatt vengono immessi in rete, i quali si vanno a sommare ad altri Kilowatt che vengono prodotti e immessi da altri soggetti.  Se il vicino di Tizio, Caio, mentre Tizio produce energia, consuma parte dell’energia prodotta da Tizio, questa non raggiunge la cabina di media tensione, ma viene naturalmente deviata a favore del vicino Caio. In questo modo il sistema di energia elettrica non viene sollecitato, perché l’energia viene prodotta e consumata a livello locale.

Nella comunità energetica Tizio è il prosumer, cioè consumatore e produttore in quanto dotato di impianto fotovoltaico che produce ogni anno circa 7000 KILOWATT di cui circa 2000 KILOWATT vengono dallo stesso consumati. Caio invece è consumatore all’interno della comunità energetica e utilizza ogni anno 3.000 KILOWATT. Aggiungiamo infine Sempronio, un consumatore non aderente alla comunità energetica che consuma ogni anno 3000 Kilowatt.

È opportuno precisare che nelle comunità energetiche non ci sono vincoli contrattuali, infatti viene prevista la libertà di associarsi con qualsiasi fornitore il che impedisce di avere sconti diretti in fattura ma una retribuzione direttamente sul conto corrente.

Nel nostro esempio, Tizio rappresenta il soggetto che ricava maggiori benefici in quanto produce e consuma energia elettrica all’interno della comunità energetica. Tuttavia anche a Caio sono riconosciuti dei vantaggi per il solo fatto di essere membro della comunità energetica, di cui invece Sempronio non può usufruire per il fatto di non esserne membro.

Se infatti Caio utilizza contestualmente i Kilowatt prodotti da Tizio (cd. autoconsumo virtuale), i suoi Kilowatt consumati vengono premiati con l’incentivo della comunità energetica.

Tutta l’energia che viene autoconsumata virtualmente riceve infatti un incentivo pari a circa Euro 0, 11 per Kilowatt/h per le comunità energetiche.

Nel nostro esempio con riferimento all’energia autoconsumata da Caio pari ad 3.000 Kilowatt x 0.11 = 300 Euro, che potrebbero essere divisi tra prosumer e consumer.

Quali sono dunque i vantaggi della comunità energetica?

  1. Non esistono vincoli contrattuali per i membri con riferimento ai fornitori di energia elettrica;
  2. L’incentivo della comunità energetica che viene pagato dallo Stato, in particolare dal GSE, è sarà poi la comunità energetica a decidere come ripartirlo tra i suoi membri.

È necessario precisare che non tutti possono far parte delle Comunità energetiche rinnovabili, possono infatti essere membri o soci con potere di controllo in una Cer:

  1. persone fisiche;
  2. piccole e medie imprese per le quali la partecipazione alla comunità di energia rinnovabile non costituisca l’attività commerciale e/o industriale principale;
  3. associazioni con personalità giuridica di diritto privato;
  4. enti territoriali: Regioni, Province, Città Metropolitane, Comuni;
  5. amministrazioni locali contenute nell’elenco ISTAT, situate nel territorio dei Comuni in cui sono ubicati gli impianti di produzione della CER;
  6. Enti di ricerca e formazione;
  7. Enti del terzo settore e di protezione ambientale;
  8. Enti religiosi;

Non possono invece essere membri o soci della CER:

  1. amministrazioni centrali;
  2. grandi Imprese;
  3. Imprese private con codice ATECO prevalente 35.11.00 e 35.14.00.

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